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Dopo la grande confusione per la nascita di una associazione tra Coldiretti e CNCN, riceviamo il punto di vista del direttore di EPS sulla vicenda che sta agitando il mondo venatorio.

ORA A SALVARE I TERRITORI CI PENSANO I BIODIVERSI ITALIA

Avendo atteso con rispetto la presentazione ufficiale della nuova associazione, sotto lecita Coldiretti, al fine di poter stabilire in modo obiettivo le finalità e la valenza degli attori promotori, riconducibile sempre e comunque ad un solo attore indicato dagli armieri, non posso che riscontrare l’ennesima azione fumosa che genera e sta generando solo confusione.

La promozione attraverso l’ articolo sul Sole 24ore “alleanza tra Coldiretti e Fondazione Una a tutela di riserve agrovenatorie”, è stata percepita in modo positivo in quanto una Fondazione, che collabora da qualche anno con soggetti associativi e istituzionali su progetti per la tutela dell’ambiente e la gestione del territorio, che era riuscita a coinvolgere Coldiretti, storicamente allergica agli  istituti faunistici privati, in un percorso di rettifica delle proprie posizioni non poteva che essere una buona notizia. Ecco motivato il silenzio dell’ente che statutariamente rappresenta gli istituti faunistici privati!

I nove giorni successivi hanno purtroppo portato alla luce ben altro, i giocolieri braccati dai loro stessi compagni hanno fatto scomparire la Fondazione Una sostituendola con gli armieri del CNCN e il 13 luglio ( numero infausto per gli scandinavi ) viene sancita la nascita di un’associazione che riunisce le aziende faunistico-venatorie italiane. Ancor più infausto il comunicato diffuso in sede di presentazione con contenuti non in linea con la prima presentazione: cit. “parla di alleanza tra il mondo agricolo e il mondo venatorio e della gestione faunistica per salvare campagne, città e strade dall’assedio dei Cinghiali e mantenere il presidio delle aree interne contro l’invasione della fauna selvatica che mette a rischio la vita delle persone e la sopravvivenza delle imprese. Una grande rete per il monitoraggio e la gestione del territorio con un impatto determinante sulla tutela dell’ambiente, con l’obiettivo di riuscire a prevenire gli incendi spinti dalla siccità e dal dissesto idrogeologico, ma con importanti effetti anche dal punto di vista economico per il comparto turistico e agroalimentare. Tale nuova alleanza strategica sarà fondamentale per affrontare la peste suina africana che minaccia un settore strategico per il Made in Italy che dalle stalle alla tavola occupa 100mila persone.”

Non esistono già sufficienti associazioni riconosciute per affrontare e stimolare le motivazioni sopra esposte? Aver attenzionato i concessionari non fa presupporre alla ricerca di potenziali e preziosi clienti (se blasonati è meglio, se soci del circolo della caccia ancor di più) proprietari di quelle superfici agricole utili a colmare quella mancanza storica di superficie di cui storicamente soffre il proponente? Visto che tutti oggi comprendono che uno non vale uno! Una riflessione utile la rappresenta lo HuffPost descrivendo gli attori principali dei biodiversi, il presidente CNCN, “un politico dal percorso animato. Eletto in Parlamento nel 2006 con Rifondazione comunista, nel 2009 si candida alle europee come indipendente nelle liste dell’Italia dei valori ma non viene eletto. A fine 2013 assume per la Beretta il compito di creare un’alleanza tra il mondo ambientalista, quello agricolo e quello venatorio.cit.” Ma nel suo intervento dichiara di non aver   intenzione di creare nuove riserve, ma solo di dare un valore aggiunto a quel patrimonio ambientale e faunistico che rappresenta il 14% del territorio agro silvo pastorale. Tutto nell’ottica del consolidamento del rapporto tra mondo agricolo e venatorio. Sorge spontaneo chiedersi che ne sarà dell’86% non menzionato e fruito dai cacciatori tutti.

              Il Responsabile ambiente di Coldiretti autore della dichiarazione “il corporativismo venatorio in alcuni casi ha portato frutti avvelenati, ma adesso vogliamo fare esattamente il contrario: puntiamo a una corretta gestione del territorio che possa dare ricadute positive anche in termini di conservazione della natura”, citando aziende già parco da almeno un decennio! Dimenticando che i ripopolamenti degli ATC sono strumento delle Associazioni venatorie e dei rappresentanti anche di Coldiretti soliti a concertare interessi diversi!

Nella fumosità dell’operazione, per altro piuttosto sottotono dal punto di vista della comunicazione, mentre Fidc si presenta al tavolo come uditore con noto accompagnatore di palazzo al seguito, c’è chi prova a strumentalizzare vecchi spettri legati all’abolizione della L. 842 (mai messa in discussione), chi prova a denunciare l’incoerenza degli attori e chi scrive di non sapere (smentito poi dallo stesso attore principale). Le associazioni venatorie certificano così la loro debolezza che potrebbe essere facilmente superata con una fusione senza se e senza ma. Ieri qualcuno mi ha fatto notare che la coerenza non è più virtù dei giorni nostri, oggi io vi rammento che qui non è in discussione il ruolo degli istituti faunistici privati ma il sistema venatorio che se non ha certezze e finalità comuni con il mondo agricolo ha le ore contate.

Con la speranza di aver reso una foto reale dell’accaduto e con l’intento di aver chiarito all’opinione pubblica che non esiste la formula magica per risolvere i problemi, reputo che per essere “paladini del territorio” credibili è necessaria lealtà, onore rispetto e disciplina.

Marco Franolich

About the author

Marco Navarro

Responsabile editoriale della redazione.
Esperto di comunicazione, web designer, grafico pubblicitario, marketing strategico ed esperto dei nuovi media.

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