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La Scuola Forestale del Latemar e la Provincia Autonoma di Bolzano mi hanno promosso Cacciatore di Ungulati con Metodi Selettivi e operatore abilitato al Prelievo di Cinghiale, Capriolo, Daino, Cervo e Muflone. Avrei potuto frequentare i corsi della Provincia di Vicenza e farmi ugualmente abilitare ma ho voluto immergermi completamente tra chi prende la gestione delle foreste e della fauna selvatica in modo molto serio.
Perché investo tempo e denaro in corsi di formazione, in licenze, in armi e strumenti di visione dato che per procurarmi la carne posso andare al macellaio o al supermercato dietro l’angolo e che – diciamola tutta – ritengo più divertente fare un giro in bici o una camminata in montagna che andare a caccia o a pesca?

Per tre principali ragioni. La prima è legata a uno stile di vita, la seconda alla salute, la terza a una scelta etica.

1. Saper riconoscere le specie vegetali e animali era la prassi per i nostri nonni e per i loro genitori. La loro alimentazione dipendeva da questo e la vita era decisamente più lenta, analitica, riflessiva. Chi l’avrebbe immaginato che 70 anni più tardi l’unico contatto con la Natura sarebbero state chiassose passeggiate in montagna dove il “fermiamoci ad ammirare il panorama” o il “varda che beo” si accompagna all’ignoranza su quale sia un faggio e quale un larice o al non sapere distinguere l’impronta di un camoscio da quella di un cane? Io lo chiamo “divorzio dalla Natura”, come se nascessimo legati ad essa e via via la tradissimo per le comodità della contemporaneità, pagando spesso il caro prezzo della nostra salute mentale e fisica. Niente in contrario all’essere civili, ma è l’essere addomesticati che mi fa più paura. Il divorzio dalla Natura non riguarda semplicemente trascorrere meno tempo in ambiente naturale ma perdere la consapevolezza del nostro ruolo sul Pianeta: semplicemente, non ci consideriamo più parte del sistema ecologico nel quale viviamo. Esistono le piante selvatiche (insieme agli animali selvatici, il miglior nutrimento in assoluto), i funghi, le componenti abiotiche come le rocce, il suolo, l’acqua, e poi ci siamo noi umani che viviamo vicini a tutto ciò ma separati da esso. Anzi, non solo ci consideriamo separati ma anche al di sopra e quest’atteggiamento, le recenti tragedie naturali ci insegnano, è un grave errore.

2. Molti non lo sanno ma ci nutriamo di alimenti geneticamente modificati quasi ad ogni pasto. Il genoma delle piante, e tra esse i cereali, è stato modificato in secoli di agricoltura e, fin da quando è stato possibile, nei laboratori. Il risultato? Meno nutrienti, riduzione dei livelli di fitochimici benèfici per il nostro organismo, meno fibra. E poi allergie, intolleranze, “disruption” del sistema immunitario. La fauna selvatica, gli ungulati di montagna in particolare, si nutre di gemme e di erba dei pascoli alti. La loro carne, oltre a essere priva di antibiotici e di ormoni indotti, rappresenta l’optimum a livello nutrizionale e offre una ricchezza di sali minerali come nessun altro alimento. Nutrienti, i sali minerali, di cui siamo tutti carenti e, ahimè, i relativi integratori vengono assorbiti solo in parte.
Dunque coltivo l’orto e vado a caccia e, quando non riesco, compro la carne biologica. Ovviamente, niente alimenti ultraprocessati ma cene in compagnia ogni volta che posso, magari contribuendo alla scelta del ristorante. Sono civilizzato-non-addomesticato Allo stop ai cibi ultraprocessati faccio un’eccezione per le barrette e le proteine dopo-sport, dagli ingredienti ovviamente biologici.

3. È difficile negare che la caccia praticata in modo sostenibile sia meno nociva per l’ambiente rispetto agli allevamenti intensivi e non perpetui una catena del approvvigionamento del cibo con al centro animali sofferenti e malnutriti, processi produttivi focolaio di malattie, assurdi trasporti via terra, acqua e aria. Ecco che prendersi cura della propria salute può generare una maggiore attenzione verso l’ambiente naturale e gli esseri viventi che lo popolano. Vorrei smarcare un altro punto, ovvero l’osservazione “ma se ami tanto la natura e gli animali, perché non sei vegano?”. Ho provato a essere vegano piuttosto a lungo, con una selezione certosina delle materie prime e il rispetto di un regime di pasti ordinato e bilanciato. La verità è che dopo qualche settimana ero diventato sensibile al freddo, non riuscivo più a dormire bene ed erano comparsi dolori articolari. Ho i miei dubbi che una dieta 100% plant-based sia la soluzione ideale per la nostra specie ma se alcuni si trovano bene, meglio così. Per me non ha funzionato.

Conclusioni:

1. Il divertimento di un giro in bici o di una corsa in montagna è tanto ma, almeno per me, l’attività fisica in natura rappresenta un sistema per “scaricare la tensione” in attesa di accumularne di nuova. Si tratta insomma di un divertimento effimero ed ecco che per dargli consistenza mi lancio in competizioni con me stesso e con gli altri. Parlo in prima persona perché sono io il primo a farlo.
La caccia, viceversa, è lenta (ore fermi nello stesso posto) ed è… lunga perché dopo lo sparo ci sono attività che durano dalle decine di minuti (l’eviscerazione), ai giorni di attesa (la frollatura in cella) alle ore di lavoro (la macellazione e la cottura). Se fatta con consapevolezza è vera e propria immersione nell’ambiente naturale, è “earthing” all’ennesima potenza, è riappropriarsi della catena alimentare di cui l’uomo ha fatto parte per millenni prima di costruirne una del tutto artificiale.

2. La maggior parte di noi non capisce nulla o quasi di medicina naturale. Ci affidiamo con sospetto alla fitoterapia, alle pratiche olistiche, alle medicine antiche considerandole poco efficaci o addirittura pericolose, ma siamo pronti a ingerire qualunque farmaco di sintesi che presenti una litania di effetti collaterali, tanto il bugiardino esagera! E siamo inconsapevoli del fatto che la maggior parte dei farmaci curino i sintomi senza risolvere le cause per le quali questi si presentano.

3. Per le ragioni espresse sopra, non accetto critiche dai mangiatori-di-carne-non-cacciatori. I vegani mi crocifiggano pure, contro di loro non ho armi di difesa se non quella dell’assenza totale o parziale nella dieta vegana di alcuni nutrimenti fondamentali, ma ognuno è libero di gestire la propria salute come crede

Pier Francesco Verlato

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Redazione RM

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