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SIENA – “Il piano faunistico venatorio della Regione Toscana entro l’anno sarà in discussione in consiglio regionale”.
L’annuncio è dell’assessore all’agricoltura della Regione Toscana Stefania Saccardi e giunge proprio in apertura del convegno sul tema organizzato dall’Unione Provinciale Agricoltori di Siena in collaborazione con l’Ente Produttori Selvaggina. “Il Piano è un tema tra i più importanti e vogliamo affrontarlo con determinazione e coraggio – ha aggiunto Saccardi -. Da oggi si assumono gli elementi e i suggerimenti per un obiettivo condiviso di gestione sostenibile”.
La pandemia, come ben sappiamo, ha colpito molti settori ed ha avuto delle conseguenze anche sull’equilibrio faunistico della regione della Toscana. Infatti, l’impedimento di spostarsi non ha consentito di eseguire la caccia e ha avuto come effetto un eccessivo proliferare degli ungulati.
L’Unione Provinciale Agricoltori di Siena in collaborazione con l’Ente Produttori Selvaggina ha organizzato una giornata di approfondimento per discutere dei danni da fauna selvatica e relativi rimborsi agli agricoltori, dell’impatto della pandemia da coronavirus sull’incremento degli ungulati; e ancora sulle braccate di selezione e gestione nelle riserve naturali. Di questo e di molto altro si è parlato giovedì 25 febbraio durante il convegno online dal titolo “Piano Faunistico Venatorio Regione Toscana. Agricoltura e caccia, nel mirino c’è un futuro sostenibile”.
Esperti di settore, associazioni agricole e del mondo venatorio e ambientale oltre che esponenti politici e istituzionali regionali, sono stati chiamati a fare uno stato dell’arte, anche in vista del nuovo Piano Faunistico Venatorio che è tutt’ora in fase di revisione.
Il convegno si è aperto dunque con Stefania Saccardi, Assessore all’agricoltura della Regione Toscana, che ha concentrato il suo intervento sulla sostenibilità, in quanto è un tema che interessa tutto il suo assessorato e sicuramente, la numerosa presenza degli ungulati sta avendo delle ripercussioni sulla sostenibilità ambientale. “C’è un conflitto costante tra gli agricoltori e i cacciatori, ma l’obiettivo è sempre lo stesso, ovvero la presenza normale sul territorio degli ungulati, affinché non possano provocare danni irreversibili all’ambiente, al mondo agricolo e alle persone, se pensiamo anche ai numerosi incidenti provocati e che potrebbero causare.” Bisogna ragionare, quindi, in termini di collaborazione tra i due mondi, cacciatori e agricoltori, altrimenti la possibilità di controllare il numero degli ungulati sul territorio non è agevolata.
Dopodiché, Federico Morimando, dottore in Scienze Naturali e dottore di ricerca in Zoologia all’Università di Siena, che ha moderato l’intero evento, ha passato la parola a Gianluca Cavicchioli, direttore di Upa Siena, il quale ha sostenuto come la programmazione, se fatta con buon senso, sia di grande aiuto, soprattutto per un settore che ha tantissime problematiche. Inoltre, ha dichiarato che “da agricoltori facciamo attenzione alla salvaguardia delle produzioni, e allo stesso tempo ci fa piacere mantenere l’ambiente in certo modo e se il nostro territorio è invidiato da tutto il mondo è perché qualcuno l’ha gestito e seguito in una determinato maniera. L’intendimento di questa giornata potrà affrontare tutti gli aspetti che devono essere approfonditi e considerati nell’ottica del piano faunistico venatorio”.

Marco Apollonio, professore ordinario di zoologia, dipartimento di Medicina Veterinaria all’Università degli Studi di Sassari, ha illustrato il quadro generale della gestione della fauna selvatica in Italia e in Toscana, ha spiegato quanto sia importante recuperare il tempo perduto, partendo dagli elementi che esistono nella realtà del nostro territorio, come gli ATC che hanno un ruolo fondamentale in quanto vicariano quello che era il ruolo delle provincie nel legame cacciatore e territorio, anche in termini di vicinanza e prossimità fisica. “Dal mio punto di vista dobbiamo cambiare la gestione dei dati. I dati su censimento prelievi e aree di gestione devono essere accessibili a tutti pubblicamente. Al momento la regione li tiene riservati, ma avere dati accessibili online è un elemento di trasparenza anche e soprattutto in questo periodo storico. Un altro elemento da tenere presente riguarda il controllo sugli ungulati: in quanto è necessario insistere sulla tempestività di intervento. Per esempio, i cinghiali vanno tolti dove è possibile che facciano danno, senza dover intervenire dopo che il danno è stato già fatto.  Importante la prevenzione, da eseguire in modo tecnicamente corretto, seguita da un tecnico. Infine, ritengo che avendo un approccio più pragmatico e serio dal punto di vista dell’acquisizione dei dati e del rispetto di processi logici dovremmo raggiungere i risultati preposti”.

E’ intervenuta poi Ilaria Bugetti, presidente commissione regionale dell’agricoltura, la quale sostiene che il metodo dell’ascolto e della concertazione è una modalità che riesce a trovare un equilibrio in questo grande tema, che porta con sé tante tematiche connesse. Tra le quali spicca l’equilibrio tra cacciatore e agricoltori, in quanto spesso in contrasto, ma sicuramente ci sono dei punti di contatto dai quali partire. “La vera verifica sarà il piano faunistico che ci metterà veramente alla prova per capire anche come sia cambiato il nostro ambiente e come intervenire.” Nel suo intervento ha reso noto anche un altro problema su cui lavorare, ovvero le ATC, in quanto si dovrà cercare di provare a venire in contro sia alle esigenze della parte pubblica sia dei cacciatori.

La parola è passata poi a Marco Franco Franolich, direttore nazionale E.P.S, che è in prima linea per quanto riguarda la gestione del territorio e della fauna , ha sottolineato l’importanza di concertare prima di iniziare ad elaborare il progetto che possa permettere una gestione più attuale  e attenta. “Non possiamo pensare di costruire un futuro sulla caccia se non insieme alle associazioni agricole, ma non dobbiamo dimenticare che la gestione venatoria non può essere più solo attività ludica, ma deve diventare essa stessa impresa agricola. L’importante è costruire insieme un sistema snello, con poca burocrazia, altrimenti rischiamo di intrigarci in una serie di regole da non permettere agli imprenditori il tempo che serve per la gestione.”

Dopo i saluti istituzionali siamo entrati nel vivo dell’evento discutendo della situazione in cui versa la nostra regione. Roberto Vivarelli, coordinatore ATC Toscani, ha detto che “dal nuovo piano ci aspettiamo che gestiscano tutto il territorio a caccia programmata. Uno strumento che avrà valenza almeno decennale ed è importante che il mondo agricolo sia propositivo e protagonista e che non sottovaluti questo strumento. Ci aspettiamo azioni, chiare e precise e che omologhino tutto il territorio regionale. Indirizzi definiti sulla gestione faunistica che si confrontano con i problemi di oggi, ma che guardano al domani.” Ha ricordato inoltre che per la Toscana, una grossa fetta del PIL regionale (in continua crescita) è rappresentata dall’agricoltura, per cui subire dei danni nel settore agricolo vuol dire gravare sul PIL toscano.

Niccolò Brandini Marcolini, presidente Regione Toscana E.P.S., per il quale la raccolta dati è fondamentale per aiutare la gestione della fauna selvatica. Per questo si dovrebbe puntare molto sulla prevenzione danni e interventi di contenimento. Ricorda anche un altro aspetto non di poco conto, ovvero che è da tenere sotto controllo anche il numero dei cacciatori che è sempre minore.

E’ intervenuto poi Marco Gianluca Romagnoli, segretario regionale CCT Toscana, che riprende uno degli obiettivi a cui mira il piano faunistico, ovvero al futuro sostenibile, in quanto in Toscana ci sono tutte le condizioni per poterlo raggiungere.  Il nuovo piano rappresenta un aspetto fondamentale di una gestione faunistica, che permette di recuperare le eccellenze che per lungo tempo l’hanno caratterizzata.

Per Enrico Butini, presidente Ekoclub Siena, è importante insistere sull’importanza della collaborazione tra cacciatori e agricoltori, perché spesso in passato ci sono stati dei contrasti, soprattutto per quanto riguarda il problema delle recinzioni. Inoltre ribadisce anche un altro problema legato agli ungulati:” il controllo della selvaggina non va fatto solo nell’ottica del contenimento danni all’agricoltura, ma anche quello della circolazione stradale”.

Il presidente regionale della Toscana di Arci Caccia, Sirio Bussolotti, ha basato il suo intervento sulle modifiche che andrebbero apportate al contesto normativo regionale: “Per affrontare in modo razionale il problema della popolazione del cinghiale, tra gli obiettivi da raggiungere abbiamo prevenzione dell’insorgenza dei danni che la specie arreca alle colture agricole, al fine di tutelare il lavoro degli agricoltori, considerando l’indennizzo da destinare loro come estrema ratio. Le risorse economiche che possono essere risparmiate tramite la prevenzione dei danni dovrebbe essere investita a favore del miglioramento ambientale ai fini faunistici nei confronti della piccola selvaggina stanziale. Classificare il territorio nei confronti del cinghiale sulla base dei criteri di incidenza dei danni agricoli provocati dalle specie e dalle caratteristiche vegetazionali dei diversi territori. È necessario anche implementare l’unità del mondo venatorio e avviare un’attenta collaborazione con il mondo agricolo per dare risposte alla gestione venatoria”.

La prima sessione si è conclusa con Nicola Ciuffi, presidente Upa Siena, che ha sostenuto fermamente che gli agricoltori devono essere risarciti senza limitazioni perché i danni vanno riconosciuti, di qualsiasi entità. Ha affermato che per avere un equilibrio bisogna procedere con degli abbattimenti, “perché non vedo come diminuire altrimenti il numero degli ungulati, soprattutto dei cinghiali.” Solo dopo aver raggiunto un certo equilibrio, secondo Ciuffi si può passare alle misure di prevenzione e di controllo. Inoltre, ha dichiarato quanto sia importante preservare l’attività venatoria in funzione del turismo, e proprio a questo possibile non è possibile recintare tutti i terreni. “Ci sono tutte le premesse che devono passare da una volontà di accordo tra agricoltori, cacciatori e ente pubblico che ci porti a trovare una soluzione al problema attuale”.

La seconda sessione si è concentrata sulle proposte politiche. Abbiamo ascoltato Elena Meini, Seconda Commissione Regionale della Toscana, secondo la quale la Toscana era una regione che aveva da insegnare molto alle altre regioni dal punto di vista ambientale e invece ora ci troviamo con una serie di programmazioni regionali non portate a termine. “Nell’ottica del piano faunistico la regione deve essere l’organo di ascolto e di garanzia, deve munirsi di strumenti che vadano ad incentivare tutti i soggetti coinvolti. Ciò che non comprendo è il motivo per cui ancora non ci sia una dotazione finanziaria ad hoc da parte della regione per questo piano. Non possiamo chiedere sacrifici solo alle ATC e farsi carico di una gestione così complessa. E non si può continuare a chiedere agli agricoltori di continuare a sostenere tutte quelle spese che servono per prevenire i danni causati dagli ungulati. Se la gestione è in capo alla regione allora lei deve rispondere in maniera celere e mettere in campo delle misure per prevenire queste situazioni”. Abbiamo ascoltato poi Stefano Scaramelli, vicepresidente del Consiglio Regionale della Toscana, che ha sostenuto l’importanza di ottenere una normativa generale in grado di dare certezze, soprattutto sul ruolo delle ATC, rivedendo il quadro organizzativo e andando anche a potenziarle. “Il tema degli ungulati non riguarda solo gli agricoltori, ma anche i cittadini, è dunque anche una questione di ordine pubblico.” Scaramelli si è espresso anche per la problematica attorno agli indennizzi: “Per quanto riguarda invece la questione tra risarcimenti e indennizzi è evidente che sarebbe meglio non arrivarci, ma comunque deve essere integrale e non proporzionale”. Infine, Vittorio Fantozzi, vicepresidente della seconda commissione regionale della Toscana, ha detto che “non dobbiamo solo concertare, ma anche calendarizzare facendo in modo che si possa arrivare a disciplinare un settore che attualmente sta vivendo in deroga. Ci auspichiamo che con questa legislatura si possano portare a casa delle risposte che toccano la quotidianità di ognuno di noi.” Abbiamo dunque la necessità di guadagnare in chiarezza oltre che efficacia nella risoluzione dei problemi.

Fonte: agricultura.it

 

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Redazione RM

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