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Ci ho messo qualche giorno a decidere se rispondere o meno al post del famoso giornalista … e, sinceramente, non avevo né voglia né tempo da dedicare a qualcosa che, molto probabilmente, mi costringerà a “reggere botta” nei confronti di pletore di “pie dame” che supporteranno facilmente e senza ragionare più di tanto il buon Scanzi. Per chi se lo fosse perso, faccio riferimento ad un post ( QUI> ) nel quale Scanzi, a dire il vero in buona compagnia, scarica un po’ di retorica “animalista” su una giovane cacciatrice, Merelize Van der Merwe, rea di aver ucciso una giraffa e di aver “ostentato” (in malo modo, questo si) tale abbattimento sui social. La donna viene definita, testualmente: […] “una delle donne più colpevoli, sadiche e irricevibili del pianeta” […] “questa donna moralmente criminale varca ogni scala dell’abominio”. […] Nel mio mondo, una così merita l’ergastolo per direttissima. Che tristezza, che schifo.”[…]

Bene, entriamo nel merito della vicenda e cerchiamo di fare chiarezza, ristabilendo colpe e colpevoli alla luce di imprescindibili analisi che esulano dal semplice e riduttivo approccio sentimentale.

La signorina Merelize uccide una giraffa, la prima domanda da porci è, se non lo sappiamo, si può uccidere una giraffa?

Risposta: assolutamente sì!

Si può uccidere, o meglio, prelevare una giraffa per diversi motivi, ad esempio perché:

  • è un animale non diverso da altri,
  • perché le sue carni possono sfamare qualcuno,
  • perché la licenza pagata per l’abbattimento di un singolo individuo può salvare la “specie giraffa” e non solamente quel singolo individuo,
  • perché nei paesi nei quali non viene cacciata, la specie giraffa, è soggetta a bracconaggio ed è in pericolo a differenza degli stati africani (generalmente quelli meridionali) dove viene regolarmente ( con regole precise) cacciata e gli introiti condivisi con i villaggi. Il risultato è evidente a chiunque osservi una recente cartina di distribuzione della giraffa ( QUI> ).
  • infine, se non fosse stato legale, adesso la signorina sarebbe in galera!

Quindi, in sostanza, l’azione percepita dai più come un crimine contro la conservazione della specie Giraffa, nei fatti, invece rappresenta concretamente un aiuto alla conservazione della stessa specie. Purtroppo atteggiamenti disinvolti e commenti da non addetti ai lavori rischiano di compromettere un delicato equilibrio. Infatti periodiche sono le discussioni in sede CITES (Convention on International Trade of Endangered Species) se inserire la giraffa nella Appendice I, quindi proibendone il commercio internazionale di trofei. Per molti questo significherebbe aumentare le prospettive di conservazione, ma in realtà 1) non proibirebbe la caccia a livello nazionale ma 2) priverebbe paesi ‘poveri’ di ingresso valuta pregiata e soprattutto 3) le comunità locali dovrebbero trovare alternative economiche, come agricoltura o allevamento, che magari sono meno conciliabili con la fauna selvatica (giraffa compresa!!!!!). Insomma un disastro con vari colpevoli!

E’ palese che tutto questo appaia, in particolar modo ai non addetti ai lavori, controintuitivo e che sparare ad un animale non possa essere percepito ed accettato come un aiuto concreto a quell’animale ma, nei fatti, l’esperienza e i fatti ci dimostrano che è proprio così.

Ora tornando alla nostra “collega” (di passione ma non di intenti?) Merelize, effettivamente, qualche responsabilità ce l’ha e questo è innegabile oltre che grave. L’ostentazione della preda che sfocia nella derisione, nel vilipendio della spoglia e nella totale mancanza di rispetto nei confronti dell’animale (foto con il cuore della giraffa in mano da regalare per San Valentino al fidanzato, sic!) non va bene. Non va bene perché offre il fianco ai detrattori della caccia ma soprattutto non va bene perché offende principalmente la nostra categoria. La preda esige il nostro rispetto e, pur ribadendo che nascondere il sangue non equivale a non averlo versato, occorre che nel mostrarla traspaia questo sentimento di rispetto e di empatia che caratterizza ogni vero Cacciatore (la maiuscola è voluta).

In conclusione, evitando gli epiteti rivolti alla donna, mi sento di non condannare il prelievo in se piuttosto rimprovero a Merilize l’aver contribuito a dare una visione della caccia che non deve appartenerci. Nel mio mondo c’è ancora spazio per Merilize, non merita certo l’ergastolo ma qualcuno che sappia aiutarla a vivere al meglio la sua passione.

Giuliano Milana

About the author

Giuliano Milana

Giuliano Milana

Naturalista, biologo ed agrotecnico laureato.
Autore di pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali, presidente di EPS Sardegna

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