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La proposta della Commissione europea è una flagrante violazione dei diritti e delle libertà fondamentali. I deputati hanno quindi solo una strada da percorrere: respingere la proposta e rimandarla al comitato REACH (Registration, Evalutation, Authorisation of Chemicals)” sostiene Marta Gómez (European Shooting Sports Forum’s).

Ma cosa sostiene la proposta della Commissione europea e perché la definizione di zone umide risulta essere così problematica?

La proposta riguarda il graduale divieto dell’uso per la caccia, nelle zone umide, dei pallini in piombo. Ovviamente nessuno è contrario agli sforzi necessari ed utili per impedire agli uccelli acquatici di accumulare piombo mangiando accidentalmente i suddetti pallini.

Tuttavia, la Commissione europea ha definito che per “zona umida” è da intendersi ogni possibile area umida a cui si possa pensare, indipendentemente dalle dimensioni, che includa stagni temporanei o addirittura una pozzanghera dopo una acquazzone. Questo può sembrare esagerato ma nel progetto della proposta della commissione si fa uso, per così dire, “ampio” ed “inclusivo” della definizione di zone umide fornita dalla Convenzione internazionale di Ramsar.

Tuttavia, questo tipo di definizione, che dovrebbe essere utilizzata dai vari governi e mappata in dettaglio, non è applicabile in quanto proprio la mappatura degli elementi sopra descritti, per loro natura temporanei, non è possibile. Di conseguenza, questo si traduce in una definizione sproporzionata ed inappropriata di zone umide che si tradurrà in una incertezza giuridica diffusa.

Quali zone “zone umide” sono effettivamente coperte dalla proposta?

Sfortunatamente, questo è difficile da sapere perché non solo la definizione proposta cambia a seconda delle condizioni meteorologiche, ma copre anche tutte le torbiere, che includono enormi aree di terra senza acqua visibile, specialmente nei paesi nordici e baltici, nel Regno Unito, in Polonia ed in Irlanda. Inoltre, per i cacciatori e le forze dell’ordine, è spesso impossibile identificare, “sul campo” e con precisione, gli habitat delle torbiere. Di conseguenza, l’uso di questa definizione va direttamente contro il principio della certezza del diritto, in base al quale una norma giuridica deve essere formulata in modo chiaro ed essere soggetta ad una interpretazione univoca.

La proposta include anche zone cuscinetto (buffer zone) fisse; cosa sono esattamente queste zone?

Le “buffer zone” sono aree nelle quali sono in ogni caso vietati l’uso ed il trasporto di pallini di piombo, all’interno o entro 100 metri dalle zone umide. Tuttavia, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha sottolineato che, durante la progettazione, i piani per l’identificazione e realizzazione di “zone cuscinetto” fisse non sono stati valutati dal punto di vista del rischio o dal punto di vista socioeconomico. Ciò solleva dubbi sul fatto che la proposta possa persino risultare appropriata al fine di rafforzare la protezione degli uccelli acquatici.

Quale impatto potrebbe avere la proposta sulle discipline del “tiro a volo” e sugli eventi sportivi associati (e.g. Olimpiadi e Coppa del Mondo)?

Sarebbe praticamente impossibile che la Coppa del Mondo o le gare di tiro al piattello olimpiche si svolgessero in qualsiasi paese della comunità europea. Un semplice acquazzone potrebbe impedire, di fatto, l’uso di pallini di piombo inficiando così l’evento che risulta essere strettamente legato all’esclusivo utilizzo di munizioni in piombo.

Anche senza pioggia in oltre 600 poligoni di tiro, dove si svolgono regolarmente gare e allenamenti, sono presenti specchi d’acqua permanenti. Nonostante tali importanti conseguenze per i nostri eventi sportivi preferiti, l’impatto sui poligoni di tiro non è stato soggetto ad alcuna valutazione socio-economica durante la progettazione della proposta.

Quale altro impatto potrebbe avere?

La polizia usa spesso fucili ma anche nelle aree urbane, in presenza di acqua sul terreno,  gli agenti potrebbero infrangere la legge utilizzando pallini di piombo. Tali aree vedrebbero inclusi nel divieto numerosi specchi d’acqua, come addirittura le fontane, gli stagni, i laghetti nonché tutte le aree urbane entro 100 metri dal mare.

Che impatto avrà sui 10 milioni di cacciatori e di tiratori sportivi europei?

Chiunque risulti in possesso di pallini in piombo, entro 100 metri dall’acqua, sarà ritenuto colpevole. Pertanto, il progetto di restrizione inverte i tradizionali diritti del giusto processo, il che significa che spetterebbe al cacciatore/tiratore dimostrare che la forma di caccia o di tiro sportivo è legale e non al Pubblico Ministero dimostrare il contrario, ovvero che la forma è illegale. In molte democrazie, la presunzione di innocenza è fondamentale ed implica che l’onere della prova non possa essere facilmente trasferito dall’accusa alla difesa. Spetta all’accusa dimostrare che un cittadino è colpevole oltre ogni ragionevole dubbio.

Considerando che la definizione di zone umide dipende da condizioni meteorologiche imprevedibili, ciò implica che i cacciatori possano essere considerati colpevoli senza nemmeno rendersi conto di  attraversare una zona umida portando con se pallini di piombo. Questa proposta è in flagrante violazione del diritto internazionale ed europeo dei diritti umani, compresa la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

Cosa significa tutto questo per i tribunali regionali, nazionali ed europei?

In breve, risulterebbe una totale confusione data la quantità di incertezza giuridica per tanti cittadini dell’UE. In poche parole, ci sono cinque problemi principali:

  • la portata della restrizione (ossia la definizione di “zona umida”);
  • la presunzione di innocenza viene annullata;
  • la posizione peculiare dei consumatori ai sensi di REACH;
  • l’immissione sul mercato di pallini di piombo;
  • la violazione dei principi di certezza del diritto e proporzionalità.

Con una legge che, nei fatti, viola i principi di certezza del diritto, presunzione di innocenza e proporzionalità, per la prima volta, l’UE regolamenterà direttamente 10 milioni di cacciatori e tiratori sportivi europei. Tale proposta va ben oltre la competenza dell’UE.

Se adottata, creerebbe grossi problemi legati alla conformità normativa e all’applicazione della legge a livello nazionale. Crediamo che gli eurodeputati debbano prendere una semplice decisione: respingere la proposta e rimetterla alla commissione REACH per ulteriori lavori e valutazioni.

Pochi sono contrari all’eliminazione graduale dei pallini in piombo per la caccia nelle zone umide, ma l’attuale proposta crea troppi problemi irrisolvibili, viola i diritti umani fondamentali e non funzionerà nella pratica.

Informazioni sull’ESSF

L’European Shooting Sports Forum (ESSF) è una piattaforma informale in cui rappresentanti di organismi internazionali attivi a livello europeo nei settori del tiro sportivo, della caccia, della raccolta di armi da fuoco, del commercio e dell’industria mantengono un dialogo aperto per discutere questioni di interesse comune, in particolare gli aspetti ambientali, legali, politici e socioeconomici di tali attività. L’ESSF è composto dall’Associazione europea del commercio civile di armi (AECAC), dall’Associazione dei produttori europei di munizioni sportive (AFEMS), dall’European Shooting Sports Council (ESSC), dall’Associazione dei produttori europei di armi da fuoco sportive (ESFAM), la Federazione delle associazioni per la caccia e la conservazione dell’UE (FACE), la Fondazione per le società europee dei collezionisti di armi (FESAC) e l’Institut Européen des Armes de Chasse et de Sport (IEACS). Il settore da lavoro a più di 600.000 persone in Europa e il fatturato annuo è di circa 40 miliardi di euro, includendo i ricavi generati dalle attività di caccia e tiro. In tutto, questo include 14.000 rivenditori, 300.000 collezionisti e oltre 10 milioni di cacciatori e tiratori sportivi in ​​Europa.

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About the author

Manuela Lai

Manuela Lai

Naturalista ed agrotecnico laureato.
Esperta di wildlife economy, filiera, uso sostenibile e valorizzazione delle carni di selvaggina. Influencer e blogger del wild food.

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